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APPELLO URGENTE PER LA SECONDA LINGUA COMUNITARIA
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01-06-2009, 09:15 PM
Beitrag: #1
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APPELLO URGENTE PER LA SECONDA LINGUA COMUNITARIA
Ricevo e pubblico. A quanto pare in politica c'è chi crede veramente di migliorare l'apprendimento della lingua inglese potenziando le ore settimanali invece di investire sulla formazione degli insegnanti. bah...
![]() Vi chiedo cortesemente di inviare e far circolare il presente appello... Abbiamo ancora qualche speranza! APPELLO URGENTE PER LA SECONDA LINGUA COMUNITARIA Il 18 dicembre 2008, in Italia, il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di regolamento per la riorganizzazione della rete scolastica. Lo schema, all'articolo 16, recita: "a richiesta delle famiglie è introdotto l'insegnamento potenziato dell'inglese per 5 ore settimanali in sostituzione dell'insegnamento della seconda lingua comunitaria". Dal prossimo anno scolastico gli studenti italiani, nella secondaria di primo grado, potranno scegliere di non studiare una seconda lingua comunitaria. Il francese, lo spagnolo ed il tedesco rischiano così di scomparire dalla scuola dell'obbligo. Questo provvedimento aiuterà gli italiani a sentirsi più europei? A tutti è noto il grande divario linguistico che ci divide dagli altri paesi dell'UE, parliamo poco le lingue straniere. Adesso le parleremo ancor di meno! Negli altri paesi europei si investe sulla conoscenza di una seconda lingua straniera. Pensiamo che anche l'Italia dovrebbe fare lo stesso! Io ............ ......... , chiedo al commissario europeo per il multilinguismo, Leonard Orban, al commissario europeo per l'istruzione, Jan Figel, alle istituzioni, ai parlamentari, all'Unione Europea, alle Ambasciate, agli Istituti culturali e a chi ha voce in capitolo, di intervenire con richieste ufficiali scritte affinché questo regolamento antieuropeo sia rivisto e corretto. Mittente: Nome: ........... Cognome: ............ ...... Indirizzo: ............ ......... ........ Email: ............ ......... ......... ..... Invia questo testo alle seguenti e-mail: Leonard Orban, Commissario europeo multilinguismo CAB-ORBAN-CONTACT@ ec.europa. eu Jan Figel, Commissario europeo istruzione Cab-FIGEL@ec. europa.eu E ALLE PERSONE ED ISTITUZIONI CHE CONOSCI. Email utili: Ambasciate in Italia: Austria rom-ob@bmaa. gv.at Belgio ambelrom@tin. it Francia bruno.aubert@ diplomatie. gouv.fr Germania mail@deutschebotsch aft-rom.it Lussemburgo rome.amb@mae. etat.lu Spagna ambespit@mail. mae.es Istituti culturali: Francese: Alliance francaise alliance.francaise. rome@mail. inet.it cours@culturemilan. it cours@france- napoli.it Spagnolo: Cervantes delerom@cervantes. es informadele@ cervantes. it delemil@cervantes. es Tedesco: Goethe-Institut info@rom.goethe. org info@mailand. goethe.org info@neapel. goethe.org Associazioni insegnanti lingue lend@lend.it gp.anils@yahoo. it Insegnanti francese info@associazionean if.it Insegnanti tedesco info@adilt.it Insegnanti spagnolo informadele@ cervantes. it |
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01-20-2009, 03:57 AM
Beitrag: #2
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RE: Artikel im Corriere della sera
http://www.corriere.it/cronache/09_genna...aabc.shtml
Centinaia di email di insegnanti e genitori per salvare francese, spagnolo e tedesco La Ue critica l'Italia: a scuola non basta l'inglese Il commissario per il multilinguismo e la riforma: vanno raddoppiati gli insegnamenti DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — Ne sono arrivate più di 400, in pochi giorni: email partite dall'Italia, un piccolo maremoto di protesta. Mittenti: in gran parte insegnanti, ma anche genitori. Destinatari: la Commissione europea, e soprattutto il commissario europeo al multilinguismo, Leonard Orban. La richiesta: salvare l'insegnamento alla scuola media del francese, dello spagnolo o del tedesco, cioè della «seconda lingua comunitaria » che dall'autunno diventerà facoltativa. Imputata, o presunta imputata: il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Che, a metà dicembre, stabilì: «a richiesta delle famiglie e compatibilmente con le disponibilità di organico e l'assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria, è introdotto l'insegnamento potenziato dell'inglese per 5 ore settimanali complessive, utilizzando anche le ore d'insegnamento della seconda lingua comunitaria». Vale a dire: l'inglese potrà passare da 3 a 5 ore settimanali, e le 2 ore in più le cederà l'altra lingua. «Ma questo aiuterà gli italiani a sentirsi più europei?», chiedono i messaggi giunti a Bruxelles. «No, è un regolamento anti-europeo». E ancora: «È noto il gran divario linguistico che ci divide dagli altri Paesi Ue, parliamo poco le lingue straniere. Ora le parleremo ancor meno! Altrove si investe sulla seconda lingua straniera, pensiamo che l'Italia dovrebbe fare lo stesso...». E che cosa ne pensa il destinatario delle email, cioè l'ingegnere romeno Orban, commissario al Multilinguismo? «Conosco la linea italiana. E penso che non sia l'approccio migliore. L'approccio della Ue è un altro: più lingue si insegnano e si parlano in ogni Paese, meglio è. Lo dico con il massimo rispetto per lo Stato italiano, so bene che sono sue le competenze sul multilinguismo. E mi piacerebbe anche parlarne con il ministro Gelmini». Secondo Orban, «per l'Europa, niente è cambiato rispetto alla volontà politica espressa da tutti gli Stati nel 2002, a Barcellona, al vertice dei capi di Stato e di governo. Allora si disse: si insegneranno "almeno due lingue" oltre alla lingua madre». A Barcellona, per l'Italia, c'era Silvio Berlusconi, anche allora premier, e l'Istruzione era affidata a Letizia Moratti. Però non è stata solo l'Italia a cambiare strada, da allora. Anche in Gran Bretagna, la lingua straniera non è obbligatoria dai 14 anni in poi: «Ma studi fatti laggiù — rileva ancora Orban — parlano di seri problemi per quei giovani, sul mercato interno del lavoro: le aziende cercano chi parla più lingue perché comunica meglio e perché è più aperto, adattabile, ha più capacità interculturali. Sono sempre di più i Paesi Ue che applicano questo principio. E ormai contano il russo, il cinese, l'arabo. Immagini che ogni Paese decida di promuovere una sola lingua, che cosa accadrebbe? Che una lingua e una cultura importanti come quella italiana non avrebbero alcuna possibilità di essere conosciute fuori dall'Italia. Ma l'Europa, che è un attore globale e vuole competere nel mondo, certo non vuole questo, per nessuno ». Luigi Offeddu 17 gennaio 2009 |
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01-22-2009, 11:19 PM
Beitrag: #3
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Bisogna proprio imparare solo l’inglese?
Bisogna proprio imparare solo l’inglese? (di Franca Quartapelle)
“C’è ragione di ritenere che mentre la conoscenza di una lingua e di una cultura straniera non sempre porta a superare l’etnocentrismo riferito alla lingua e alla cultura “nativa”, ma può sortire addirittura l’effetto contrario (non è raro che l’apprendimento di una lingua e il contatto con una cultura straniera contribuisca a rinforzare idee preconcette e stereotipi, piuttosto che a ridimensionarli), è probabile che si riesca a raggiungere questo obiettivo con la conoscenza di più lingue, e vengano al contempo arricchite le potenzialità di apprendimento.” (Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, 2002: cap. 6) Queste considerazioni del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue pervadono i documenti con cui l’Unione Europea si è espressa a favore della diffusione del plurilinguismo. “I piccoli allievi prendono coscienza dei propri valori e delle proprie influenze culturali ed imparano ad apprezzare le altre culture, aprendosi ed interessandosi maggiormente agli altri. Se tutti gli allievi imparano la stessa lingua, però, questo effetto positivo è limitato. Ai piccoli allievi va pertanto offerta tutta una gamma di lingue diverse. I genitori e il corpo insegnante devono essere meglio informati dei vantaggi di questo approccio precoce e dei criteri che dovrebbero ispirare la scelta della prima lingua straniera del bambino.” (Promuovere l’apprendimento linguistico e la diversità linguistica. Piano d’azione 2004-2006:8). Le azioni promosse dall’Unione Europea a sostegno del plurilinguismo si sono sempre proposte di privilegiare progetti che favorissero l’apprendimento delle lingue “meno diffuse e meno insegnate”. Viene da chiedersi se ci sia una lingua che debba essere appresa e padroneggiata da tutti. La Commissione europea afferma “Sarà più importante che mai che i cittadini abbiano le capacità necessarie per capire i loro vicini e comunicare con loro.” (Piano d’azione 2004-2006 cit.: 24),indicando così un preciso criterio da utilizzare per scegliere la lingua da apprendere: La necessità di comunicare. E allora, se questo è il criterio fondamentale, la scelta della lingua dipenderà da con chi si vuole o si ha necessità di comunicare. Per gli italiani, le lingue del vicino sono il tedesco e il francese, oltre che lo sloveno. Senz’altro al momento si ha più necessità di comunicare con quei vicini con cui si ha un più intenso scambio commerciale − la maggior intensità di importazioni e esportazioni le regioni italiane ce l’hanno con la Germania. Si stanno intensificando però scambi con paesi che fino a pochi anni fa erano chiusi, la Cina e la Russia. L’Italia è un paese che ha nel turismo una delle sue massime risorse economiche, con flussi turistici che provengono dal nord, da Germania e Austria, soprattutto, ma anche dall’Olanda e dai paesi scandinavi, in misura minore dall’Inghilterra e dai continenti oltreoceano. Perché da noi le scritte negli aeroporti sono in italiano e in inglese, mentre nelle isole Canarie sono in spagnolo e tedesco? Gli spagnoli hanno scelto di dare il benvenuto ai turisti, oltre che nella propria lingua, nella linguamadre dei loro ospiti più numerosi. Da noi, invece, si preferisce usare quella che viene considerata la “lingua della comunicazione internazionale”, la lingua franca che tutti conoscono. Ma la lingua franca non è la stessa dappertutto. In Africa nelle zone che erano state colonizzate dai francesi la lingua franca è il francese, in quelle ex portoghesi, la lingua franca è il portoghese, ecc. Gli Italiani cosiddetti istruiti considerano fondamentale imparare la lingua delle proprie origini, il latino e magari anche il greco. In molti casi ignorano le lingue moderne, quelle che permetterebbero loro di comunicare con i propri vicini, di leggere quello che scrivono i giornalisti stranieri. Temendo di rinunciare alle proprie radici, finiscono per precludersi la possibilità di capire il valore delle scoperte scientifiche e delle invenzioni tecnologiche, si crogiolano nella grandezza di umanisti letterati che hanno dato lustro in Italia e lasciano in ombra gli scienziati che, a partire da Galileo Galilei, hanno contribuito allo sviluppo della scienza. Sono scienziati italiani, europei e non europei, estranei al mondo classico, che ingrossano il mondo dei cosiddetti barbari, tra i quali troviamo Newton e Einstein, ma anche letterati, filosofi, musicisti, architetti, pittori, ecc. In Italia il precedente governo Berlusconi ha lanciato lo slogan delle tre i − inglese internet impresa − slogan che l’allora il Ministro della Pubblica Istruzione Moratti ha subito assunto come criterio ispiratore per proporre di dedicare allo studio esclusivo dell’inglese le ore inizialmente previste per lo studio di due lingue straniere. Questa proposta scaturiva dall’ingenua convinzione che bastasse un più intenso studio della lingua per acquisire livelli di padronanza linguistica pari a quelli di un madrelingua. Oltre a disattendere del tutto le decisioni condivise in sede europea, questa proposta confermava l’asservimento all’imperialismo americano. Internet e imprese hanno un così esclusivo bisogno dell’inglese solo in Italia. Solo in Italia i comandi del computer sono in inglese, in Germania il computer usa un linguaggio tedesco, in Spagna spagnolo, in Francia l’ordinateur parla francese. Dal canto loro le imprese sanno che è opportuno parlare la lingua dei relativi partner commerciali, piuttosto che un inglese. E allora, perché allora considerare ovvio che tutti imparino l’inglese? Al di là delle nostre frontiere la si pensa diversamente. Per convincersi: - http://ec.europa.eu/education/languages/...ort_it.pdf (Una sfida salutare. Come la molteplicità delle lingue potrebbe rafforzare l’Europa) - http://register.consilium.europa.eu/pdf/...1.it08.pdf (Progetto di risoluzione del Consiglio relativa a una strategia europea per il multilinguismo) - http://ec.europa.eu/commission_barroso/o...CATION.pdf (Il multilinguismo: una risorsa per l’Europa e un impegno comune) Franca Quartapelle, 25 novembre 2008 |
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01-30-2009, 07:25 AM
Beitrag: #4
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RE: APPELLO URGENTE PER LA SECONDA LINGUA COMUNITARIA
29 gennaio 2009 - ANIEF
Il potenziamento dell'inglese introdotto nel nuovo curricolo della scuola secondaria di I grado, (C.M.n. 6 del 21 gennaio 2009) cancella lo studio della seconda lingua comunitaria e impoverisce il bagaglio culturale dei nostri alunni proprio in un momento in cui si aprono le barriere dell’Europa. Il potenziamento dell'inglese, in alternativa alla seconda lingua comunitaria (5 ore di inglese al posto di 3 ore di inglese + 2 di seconda lingua), ben lungi dal rappresentare un'innovazione positiva per la scuola, così come trionfalisticamente propagandato nei comunicati del Ministero, produce soltanto un impoverimento dell'offerta formativa, motivato, peraltro, da nuove immotivate esigenze di risparmio. La scelta di destinare all'inglese anche le due ore della seconda lingua comunitaria cancella in un sol colpo l'unica reale innovazione introdotta dal 1962 ad oggi nella nostra scuola media (Legge 1859/62: DM 24.4.1963 e, successivamente, DM 9.2.79 in applicazione legge 348/77), e si configura come una pesante penalizzazione nel profilo formativo degli studenti che, una volta adulti si ritroveranno penalizzati nel mercato del lavoro rispetto ai cittadini degli altri Paesi dell'UE, dove lo studio di almeno due lingue è obbligatorio, su indicazione della stessa UE. Tale misura ha il solo merito di cacciare quei docenti che da anni si dedicano con impegno e passione all'insegnamento della seconda lingua nella scuola secondaria di I grado, con risultati soddisfacenti e malgrado le difficili condizioni di lavoro, con passione aldilà della retorica dell'Amministrazione. La diffusione dell'inglese potenziato, nonostante le clausole applicative poste (nessun esubero per i docenti di seconda lingua di ruolo e presenza delle necessarie disponibilità di organico all'interno delle singole scuole) comporterà nel giro di pochi anni il progressivo licenziamento (o meglio, la mancata riconferma in servizio) della quasi totalità dei docenti di seconda lingua comunitaria, docenti che non sono stati assunti perché i posti occupati non erano considerati all'interno dell'organico di diritto, tanto che si è rilevata vana l'indicazione ministeriale di assumerli integralmente (ISTRUZIONI OPERATIVE ALLEGATE AL DECRETO SULLE ASSUNZIONI 61/08). Questi docenti rimarranno semplicemente orgogliosi di aver prestato servizio nella Scuola, disoccupati anche se regolarmente abilitati e specializzati, certamente non disposti a fare le guide turistiche. Non possiamo tollerare che la professionalità di questi docenti e l'interesse delle famiglie sia così svilito perché si è individuato un altro luogo dove tagliare senza aver analizzato criticamente i risultati ottenuti a spese del contribuente e della conoscenza. E pensare che le Scuole di Specializzazione hanno ultimamente abilitato in discipline ancora non codificate in classi concorsuali (cinese e arabo). Noi chiamiamo all'appello non soltanto i docenti di seconda Lingua, ma tutti i docenti, i dirigenti e le famiglie perché il patrimonio del plurilinguismo sia salvaguardato, patrimonio comune di tutti i cittadini europei, perché la deriva al monolinguismo per esigenze di cassa non può spingersi verso rinnovati provincialismi. Per questa ragione, abbiamo deciso di promuovere una serie di iniziative, che mobilitino l'opinione pubblica a partire dalla promozione di una conferenza di servizio, per convincere il MIUR a rivedere secondo le indicazioni europee lo studio delle lingue. Per aderire alla mobilitazione, creare una rete e coordinarsi scrivete, lasciando i vostri recapiti, a aniefsecondalingua@libero.it DIFENDIAMO LA seconda LINGUA NELLA SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO! Collegati al sito www.anief.net , sostieni la nostra iniziativa. da Orizzonte scuola |
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